Category: Analisi Settoriale

Benvenuta nel Club, Croazia!

Dal 1° luglio 2013, la Croazia è diventata il ventottesimo stato membro dell’Unione Europea: con una popolazione che raggiunge le 4,3 milioni di persone, la struttura demografica della stessa mostra una presenza del segmento più giovane (25-54 anni) pari al 41,4% e un PIL pro-capite quantificabile al 61% del livello medio dei pari età europei.

Il paese per contro sconta già dei problemi di finanza pubblica, pur avendo appena terminato le procedure di integrazione, poichè il proprio deficit si trova al 4,4% del PIL e entro quest’anno il proprio debito pubblico sta pericolosamente avvicinando la soglia prevista dagli ultimi accordi presi in sede europea.

La Croazia, a causa del conflitto quinquennale che ha coinvolto l’area balcanica nel periodo dal 1991-1995, in seguito alle dichiarazioni d’indipendenza dei singoli stati che componevano l’ex Yugoslavia dal secondo dopoguerra, rimanendo esclusa dal disegno di sviluppo economico-industriale messi in campo dall’Unione nelle aree del centro ed est Europa nella seconda metà degli anni 90’. Ad ogni modo, nel nuovo millennio, la Croazia ha raggiunto alcuni miglioramenti strutturali registrando un tasso di crescita costante compreso tra il 4% e il 6% del PIL nel periodo 2000-2007 (fonte: databank Worldbank, Croatia), principalmente grazie allo sviluppo del turismo e alla crescita dei consumi interni. La moneta nazionale, la “kuna” risulta inoltre essere molto stabile sui mercati valutari, e grazie ad una politica economica tight da parte della Banca Centrale nazionale, la Croazia è riuscita a mantenere un’inflazione contenuta nel corso degli anni 2000.

Il paese d’altra parte non è rimasto immune ai venti di crisi che attraversano l’Europa dalla crisi finanziaria del 2009, sprofondando in un periodo di quattro anni di recessione, dovuti in gran parte alla propria dipendenza commerciale nei confronti del continente: le esportazioni nel 2009 sono crollate del 25%, generando una caduta del PIL del 6,9% e un aumento del tasso di disoccupazione dal 7% al 20%. Gli ultimi dati rilevati mostrano come il tasso di disoccupazione giovanile sia al 52%, a fronte di un tasso complessivo del 22%.

Gran parte delle popolazioni dei paesi industrializzati sono venuti a conoscenza di uno dei maggiori vantaggi competitivi della Croazia: più di 1000 fantastiche isole e approdi marittimi costellano la costa croata generando una delle voci di introito più consistenti dell’economia del territorio.

A riprova di ciò, basti ricordare che il fratellastro di Larry Page, co-founder di Google, ha scelto la splendida località di Motovun per il proprio matrimonio, occorso nelle scorse settimane. Grazie alla sua natura incontaminata, le chiese, i paesi e i monumenti, la Croazia rappresenta una delle mete preferite per i magnati dell’est Europa e non solo: l’ingresso del paese nel quadro legislativo europeo renderà più farraginoso l’ingresso nel paese di cittadini di quelle aree a causa dei permessi di soggiorno, ma si confida in una consistente accelerazione del tasso di presenze dai paesi comunitari, già in forte crescita negli anni scorsi.

A riprova dello stretto legame esistente fra la terra e la propria economia, la Croazia, grazie al clima e alla conformazione del territorio, è famosa oltetutto per la produzione di olio d’oliva, prosciutti di elevato standard qualitativo e in parte per alcune produzioni vitivinicole, generando come settore agricolo il 5% del PIL del paese.

Considerando che quasi il 70% del PIL croato nel 2012 è stato generato dal settore dei servizi (fonte: CIA World Factbook) diviene interessante, secondo la nostra prospettiva, andare a verificare la struttura economico-finanziaria dei due settori citati poc’anzi.

Sebbene turismo e agricoltura possano essere enumerate come fiori all’occhiello dell’economia croata, le imprese operanti nel settore mostrano difficoltà evidenti secondo i dati a nostra disposizione. Il grafico 1,realizzato dall’analisi dei dati di 2653 imprese del settore agricolo e 2958 imprese attive nel settore turistico, mostrano un quadro allarmante. Dal 2009 è evidente la costante caduta del rating medio delle imprese del settore agricolo, passato da un dato lievemente superiore a B (MOREratings) a un dato lievemente superiore al CCC, con trend negativo (rappresentate una situazione di forte rischio per la sostenibilità economica). Il settore turistico anch’esso mostra dati poco rassicuranti: il periodo da noi analizzato, riferito al 2009-2011 mostra un rating di credit molto fragile, compresso fra un’area di rating debole (B) e l’area di rischio elevato (CCC).

Passando invece ai risultati di turnover generati dai due settori considerati nell’analisi strutturata dei dati finanziari, risulta evidente una crescita pari al 10,29% per quanto concerne il settore agricolo, mentre per le imprese del settore turismo i risultati sono maggiormente incoraggianti, con una crescita nel triennio del 13,3%, superiore a 1,6 miliardi di Euro.

Il ruolo che sarà giocato dai fondi europei stanziati per lo sviluppo di entrambi i settori, che ammonta a 10 miliardi di euro, avrà sicuramente un impatto positivo nello sviluppo logistico e commerciale di agricoltura e turismo negli anni a seguire, ma la speranza è che questi siano in grado di alleviare la struttura finanziaria vigente nello scenario attuale.

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