Category: Metodologie Analisi Rating

Country rating e corporate rating

La crisi finanziaria ha portato con sé il dissesto non solo del sistema bancario ed economico, ma anche di quello degli stati sovrani. Proprio per questo motivo si è iniziato a porre sempre di più l’attenzione sulla stabilità dei Governi e dei sistemi economici degli Stati, in cui il debito pubblico ha iniziato a pesare (la Grecia è fallita ‘tecnicamente’ a causa di esso) sulle casse statali (interessi maturati per ripagarlo).

Per questa ragione, abbiamo voluto approfondire insieme a voi una questione che può essere importante per un’azienda: il rating del paese può influenzare quello della singola azienda?

Per rispondere a questa domanda, partiamo prima con il definire i fattori che incidono sulla determinazione del rating di uno Stato. Secondo Standard & Poor’s (segui il link) i fattori che influenzano il rating del paese sono:

  1. Efficacia del Governo e delle Istituzioni e livello della sicurezza (Punteggio efficacia del Governo e delle Istituzioni)
  2. Struttura economica e prospettive di crescita (punteggio economico)
  3. Liquidità ed investimenti provenienti dall’estero (Punteggio esterno)
  4. Performance e flessibilità fiscale (punteggio fiscale)
  5. Flessibilità della politica monetaria (punteggio monetario)

Fonte: sito web Standard & Poor’s

In base a queste caratteristiche viene determinato il rating del paese (lista dei rating per paese: link).

In una recente analisi condotta da modeFinance, ci siamo interessati nello specifico dell’influenza che il rating dell’Italia può avere su un’azienda che ha sede in questo paese. Il 10 luglio del 2013 l’Italia è stata declassata da Standard & Poor’s (rating confermato il 13 dicembre 2013, link): da ‘BBB+’ a ‘BBB’ con outlook negativo (annuncio S&P: link e la notizia e link).

Selected Indicators

(Fonte: sito web Eurostat)

Le principali ragioni di questo downgrade, come espresso dall’agenzia di rating, sono le seguenti: una forte rigidità del mercato del lavoro e della produttività, che comporta una riduzione della competitività a livello europeo e mondiale; l’inefficacia del piano di riforme attuato dal Governo; ed infine un livello della tassazione sul lavoro e sui capitali molto più alta rispetto a quella sui beni di proprietà e sul consumo. Tutte queste ragioni hanno portato l’Agenzia ad abbassare il rating di lungo periodo di un ‘notch’ (un gradino nella scala di valutazione) da ‘BBB+’ a ‘BBB’(rimanendo sempre nella categoria del rating medio-basso, link). Inoltre l’outlook è negativo, questa situazione potrebbe cambiare solo nel caso in cui il Governo iniziasse ad attuare un piano di riforme strutturali volte ad incrementare la competitività del lavoro e della produttività. Solo un piano di riforme efficace potrebbe aiutare a rilanciare il livello della crescita economica, che rimane in territorio negativo. Sempre secondo Standard & Poor’s un’altra via sarebbe quella della vendita di asset e le privatizzazioni che potrebbero portare ad una riduzione del debito pubblico italiano (Fonte Eurostat: nel secondo trimestre, debito pubblico sul PIL dell’Italia era pari a 133.3%, secondo nell’Eurozona solo alla Grecia con 169.1%).

Fatto il quadro della situazione dell’Italia, arriviamo ora a vedere come e se questo influenza il rating di un’azienda. Nella nostra indagine abbiamo considerato una società assicurativa che ha sede in Italia. Abbiamo scoperto che questa, pochi giorni dopo il downgrade italiano, è stata declassata da A ad A- con outlook negativo.

Il nostro obiettivo è stato quello di andare a capire se questo era correlato al rating dell’Italia oppure c’erano delle ragioni di solvibilità /stabilità dell’azienda.

Quindi, in prima battuta siamo andati a verificare la situazione della società, confrontandola con i principali competitor del settore assicurativo. Per fare ciò abbiamo considerato alcuni indici ritenuti chiave, sia di redditività che di struttura patrimoniale: il ROE (remunerazione del capitale proprio), il ROA (remunerazione del capitale investito), il Profit margin (marginalità sui premi) e Investment yield (rendita degli investimenti) per quanto riguardava la redditività; mentre gli indici di struttura che abbiamo preso in esame sono stati il Solvency ratio (indice di solvibilità) e il Reserve coverage ratio (indice di copertura delle riserve tecniche).

Da questa indagine è emerso che effettivamente la situazione del soggetto da noi studiato era in linea, se non leggermente inferiore, con quella dei principali concorrenti del settore, quindi il livello dell’operatività della società non giustificava la decisione di declassamento presa da S&P’s.

Allora abbiamo cambiato punto di vista e abbiamo contestualizzato l’azienda nel sistema paese. La società in questione è solida ed efficiente dal punto di vista operativo, tanto che rimane al di sopra del rating italiano (Azienda A-, mentre abbiamo visto che l’Italia ha ottenuto una valutazione di BBB-). Il problema che sta alla base è che l’azienda in questione rimane fortemente esposta verso il paese Italia, per due motivi principali:

  1. Elevata incidenza delle passività detenute da sottoscrittori di polizze italiani, circa il 30% sul totale;
  2. Elevata esposizione su titoli di stato italiani, più il doppio del capitale netto.

Il downgrade della società assicurativa è derivato dal declassamento del rating del paese Italia, questo perché oltre ai numerosi fattori che legano un paese alle sue aziende, il primo è certamente la partecipazione al debito, attraverso i suoi titoli obbligazionari (link).

La società in questione detiene una quantità di titoli di Stato pari a più del doppio del patrimonio netto, quindi di conseguenza più rischioso diventa lo stato più lo sarà anche per la società che ne detiene obbligazioni.

Il primo fattore risulta collegato all’andamento del mercato e alla sua crescita: se pensiamo che l’Italia è stata declassata proprio per mancanza di sviluppo e stagnazione del suo mercato interno (consumo e produttività). Nel caso specifico dell’azienda che abbiamo considerato una parte cospicua dei premi era stata emessa a sottoscrittori italiani, circa il 30% del totale (la percentuale più alta rispetto a tutti gli altri mercati), seconda ragione per cui il rating del paese effettivamente influenza il rating della singola azienda.

Riepilogando quindi abbiamo analizzato il rating di uno stato sovrano vedendo nel dettaglio tutte le sue sfaccettature. Abbiamo considerato un’azienda operante all’interno di questo Stato e abbiamo visto che la sua situazione operativa era allo stesso livello dei competitor, ma nonostante questo è stata declassata. Il motivo di tale scelta siamo andati a ricercarlo nella composizione del portafoglio della società e nell’area geografica in cui viene svolta l’attività. In entrambi i casi la società risulta essere legata al paese in cui ha la sede: i titoli di stato italiani rappresentano una buona parte del totale dell’attivo e dall’altra parte il 30% dei premi incassati.

Possiamo dire infine che il rating del paese, di fatto influenza quello dell’azienda, ma non per forza questo implica che la valutazione della società sia negativa, infatti bisogna sottolineare che si deve considerare prima di tutto l’efficienza operativa dell’azienda ed in secondo luogo questa andrà contestualizzata nel paese di riferimento.

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